7. Recensioni

RECENSIONI & LOCANDINE di MOSTRE
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Personale_1973_grandeRecensione di Senzio Mazza (Poeta)

Personale di Rita Frasca Odorizzi – 1973
Club “La Pista”, Via F.lli Carli, 77 – Molino del Piano

Dal 18 Novembre al 9 Dicembre 1973

La problematica esistenziale viene oggi espressa con diversi linguaggi che possono essere ricondotti alle due parti estreme della violenza e della indifferenza; nel primo caso l’indagine sociale sconfina spesso in un esasperato soggettivismo che non contribuisce a risolvere alcun problema, mentre nel secondo, ancora più deleterio , si persiste su vuoti accademisti che inquinano il mondo dell’Arte.

Vi è poi un numero di artisti che nell’intento di dare un contributo diverso preferiscono affrontare la realtà esistenziale aggirandola attraverso l’evasione per più decisamente coinvolgersi e tentare la soluzione dall’interno.

A questo punto possiamo parlare di Rita Odorizzi, giovane pittrice che si inventa l’esistere.

Raggiunta l’esperienza pittorica per una particolare capacità al ritratto , dove oltre alla somiglianza, riesce a cogliere facilmente le emozioni e il carattere dei suoi personaggi, si è venuta via via affermandosi per tecnica e stile personalissimi , per una forza istintiva alla pittura.

Nei ritratti predilige la monocromia con risultati come nel luminoso volto di “Grazia” o in quello dolce ed acervo di “Paola”, che sorprendono per l’indovinato movimento degli occhi e la naturalità espressiva. Nei paesaggi, più inventati che reali, il colore sembra diluirsi per “impressioni” labili, ma l’insieme dell’impasto che ci restituisce l’immagine attraverso un sottile gioco di accordi interiori.

E poi ci sono i fiori. Qui emerge più chiaro, non comune per tal genere di soggetto, il simbolo emozionale della completa partecipazione; infatti i fiori non sono concepiti né in rapporto alla specie, né ad un colore preciso; essi sono fiori e basta e i colori sono quelli che Rita sente nel momento in cui crea. Questo genere di pittura che a prima vista non sembra sofferta, ha un suo travaglio di coscienza, senza dubbio valido sul piano della ricerca.

Senzio Mazza
Firenze 4 Novembre 1973

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Recensione di Pietro Civitareale (Poeta e Critico d’arte)

Personale di Rita Frasca Odorizzi – 1974
Galleria “Arte Mercato”, P.zza del Mercato, 41, Scandicci Firenze

Dal 28 Settembre al 7 Ottobre 1974

La pittura di Rita Odorizzi, nella sua complessiva disponibilità ad una conservazione della figurazione deve essere considerata come un modo, irrazionale ma attento, di accostarsi alla realtà esistenziale, ai problemi ed ai sentimenti, con tutte le possibili implicazioni fantastiche e psicologiche. In essa si possono isolare tre fasi: quella dell’approccio strumentale, in cui un controllo istintivo del gesto consente di raggiungere qualificati esiti cromatici e di impasti materici; quella della emancipazione fantastica, nella quale la ricerca spontanea degli effetti sfiora un «grafismo» libero o ubbidiente soltanto all’interno fluido della materia e all’apparizione avventurosa dei segni nello spazio; e quella, infine, dell’approfondimento ideopsicologico, in cui la misura aggettante della sofferenza e dell’angoscia esistenziale viene tradotta in un’aspirazione onirica o astrale, che può richiamarci a tratti alle figurazioni di un Munch.

Questa pittura, tuttavia, al di là delle schematizzazioni critiche e classificatorie, ha un denominatore comune: un gradiente di storicità (una capacità, cioè, di sapersi riscoprire alle proprie ragioni profonde, oltre ogni estetismo ed ogni esito d’arte), che scopre le sue giunture nel flusso bruciante dell’esistere, non quello della partecipazione diretta e collettiva, ma quello patito nell’Intimo, misurato e scontato nel silenzio e nei limiti della solitudine individuale.

Per questo la ricerca della Odorizzi si esplica su un filo che difficilmente va ad intrecciarsi nella matassa delle esperienze comuni, ma tende a dispiegarsi verso zone di profondità interiore (e di antiletterarietà tematica), dove l’anima può mostrare tutto il suo nudo disegno sentimentale. In ciò la soccorre anche un dono istintivo del colore, che spende però con parsimonia, nel senso di una misura tonale che è sempre l’esatta esplicitazione fenomenologica della sua condizione spirituale; sicché i suoi quadri vanno guardati a lungo, gustati con lentezza, se si vuole che le ombre prendano corpo, che le indicazioni, vaghe ed ambigue, diventino precise lucide e pregnanti, e gli sfondi che ci sono sembrati indeterminati, acquistino il singolare sconcertante ed autentico valore simbolico che è loro proprio.

Pietro Civitareale

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Recensione di Gilberto Madioni (Critico d’Arte)

Personale dal titolo “Sassi Miliari” di Rita Frasca Odorizzi – Siena 1990
Chiostro di San Cristoforo , via del Moro 2 ( sotto Piazza Tolomei) – Siena

Apertura 10 Marzo 1990 ore 17.30
Fino al 20 marzo 1990 ore 11-13 | 16 – 19

La “donna chioccia” e l’arte di Rita Odo rizzi , dal Corriere di Siena

SIENA – Rita Odorizzi Frasca ha inaugurato la stagione artistica al chiostro di S. Cristoforo. La pittrice ceramista di Brolio dimostra con le sue opere di essere artista vera, che sente quello che fa fino ad una partecipazione quasi viscerale con ciò che crea. La Odorizzi ama la terra, sia questa creta bianca o creta rossa, prova un gusto quasi doloroso a palpeggiarla, plasmarla, darle una forma che proviene da un intimismo interiore creativo e distruttivo al tempo stesso.

La prima cellula dell’uomo nasce dalla terra e con essa si sviluppa fino ad arrivare ad una creazione completa come volle Dio. Si potrebbe dire che l’arte della Odorizzi è fatta di infiniti ritorni, tutti travagliati, dove l’angoscia , l’ansia , il dolore dell’uomo che si rispecchiano fedelmente nell’animo dell’artista, trovano una creatività nella creta che prende vita da disegni e dipinti anche questi immediati, sentiti profondamente da un animo e da una psiche eternamente sconvolti dal dolore della vita umana. E’ da questo dolore che la Odorizzi cerca di riscattarsi , cerca di dare vita a dei corpi che da larve piano piano si formano fino a ricrearsi in un essere intelligente. “Se sono felice non posso lavorare – ci dice l’artista – perché comprendo che in ogni essere umano è presente l’angoscia a cui è stato condannato dal suo creatore. Tutto deriva dalla morte e si trasforma in vita dopo una lunga e sofferta metamorfosi. Nasce così la “Donna Chioccia” o il “Rapporto di Coppia” in tutta la sua tragicità e speranza al tempo stesso”.

Alla Odorizzi non interessa vendere le sue opere oppure presentarsi al pubblico che viene a visitare le sue mostre; a lei interessa far capire che l’uomo può superare l’angoscia e il dolore ricreandosi continuamente così come ella fa con la terra che riesce a plasmare.

Dov’è l’arte della Odorizzi? Indubbiamente non possiamo che definirla artista vera con un pensiero tutto suo e con una creatività come pochi artisti possiedono. Non sono opere, le sue, facilmente vendibili perché pochi sono i visitatori che vogliono penetrare nel suo pensiero dove imperano sensazioni di dolore, di angoscia. Se uno acquista qualche sua opera lo fa per un contatto superficiale con le forme che l’artista crea e non per una penetrazione profonda nella psiche della medesima.

Insomma, quelle della Odorizzi non sono opere create per piacere superficialmente agli altri;il suo è un messaggio interiore, uno scaricarsi di sentimenti per ricrearne degli altri che la portino alla pace interiore, ad una tranquillità psichica dove può finalmente riposare e vivere in pace con se stessa e con gli altri in questa terra ricca di vicissitudini più dolorose che felici.

Gilberto Madioni

recensione_1990_grande

Recensione di Lucia Carli Tiezzi (scrittrice)

Personale dal titolo “Sassi Miliari” di Rita Frasca Odorizzi – 1990, Chiostro di San Cristoforo , via del Moro 2
(sotto Piazza Tolomei) – Siena, Apertura 10 Marzo 1990 ore 17.30 – Fino al 20 marzo 1990 ore 11-13 | 16 – 19

SASSI MILIARI (poesia di Frasca Rita Odorizzi che accompagna la mostra)

le Vie dell’Infinito
sono

lastricate
da
piccoli

sassi …
sassi miliari …………..

RITA FRASCA ODORIZZI ha un rapporto con la terracotta da sette, otto anni, una terra da manipolare per narrare storie e dare informazioni, ma direi che appare antichissimo, addirittura ancestrale, il suo essere completamente immersa in una terra più vasta, la terra di un pianeta di cui sembra abbia conosciuto da sempre le tane, gli anfratti, i fori, le lacerazioni, le linee dolci come quelle aspre, le ondulazioni, le fratture oscene e le connessioni in un tempo incrociato con altri tempi e in uno spazio dilatato e incuneato in altri spazi.

Potrei definire cosmica la sua capacità di toccare la terra e farne uscire meteoriti e schegge che è facile immaginare nel ventre più profondo del pianeta o negli spazi più lontani dei cieli e i Corpi, soprattutto femminili, hanno radici come gli alberi, sembrano voler lottare contro le forze che oggi vogliono in tutti i modi strappare l’uomo alle sue radici naturali per fame un pezzo di ricambio in un mondo macchina.

Organismo è la terra di Rita, vivo e complesso, organismi sono le sue creature dove il colore delle terre rosse o bianche o quello appena accennato degli ossidi è tutto in funzione della forma e delle sue continue trasformazioni, organismi in divenire in cui la morte e la vita, l’odio e l’amore, l’energia e la depressione, l’aggressività e la poesia si scambiano continuamente le coordinate.

Non certo riposante, né rilassante la visione delle sue opere che colpiscono in profondità chi le vede e le vuol toccare, perché fra le linee del corpo e dell’anima di Rita c’è una misteriosa, inquietante e viva continuità con le linee della terra e degli alberi, dei nidi e dei crateri, degli intestini e del cuore, dei sentimenti e dei pensieri in una indissolubile, sofferente e amorosa complicità con la materia.

Lucia Carli Tiezzi


LOCANDINE ARTISTICHE